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Inflazione

Aumento generalizzato e prolungato dei prezzi al consumo, che riduce nel tempo il potere d'acquisto della moneta.

L'inflazione è la perdita di potere d'acquisto della moneta nel tempo: con la stessa cifra si comprano meno beni e servizi rispetto a prima. Si misura attraverso variazioni dell'indice dei prezzi al consumo: l'ISTAT calcola in Italia il NIC (intera collettività), il FOI (famiglie di operai e impiegati) e l'IPCA (indice armonizzato europeo). Le banche centrali considerano normalmente l'IPCA per il confronto a livello eurozona.

L'inflazione è influenzata da molti fattori. Lato domanda: pressione di consumi e investimenti che spinge i prezzi al rialzo. Lato offerta: shock sui costi (energia, materie prime, salari) che si trasferiscono sui prezzi finali. Politiche monetarie accomodanti (tassi bassi, quantitative easing) tendono a creare pressione inflazionistica nel medio termine. La fase 2021-2023 ha visto un'ondata inflattiva globale guidata da quattro fattori combinati: ripresa post-Covid, strozzature nelle catene di fornitura, esplosione del prezzo dell'energia, salari in crescita. L'inflazione italiana è arrivata oltre l'11% a fine 2022, prima di rientrare gradualmente. A inizio 2026, l'inflazione italiana annua si attesta intorno all'1,6%, sotto il target BCE del 2%.

Per il risparmio l'inflazione è il nemico silenzioso. Su 30 anni con inflazione media del 2%, 100€ di oggi varranno 55€ in termini reali; con inflazione al 4%, ne varranno 30. Tenere liquidità ferma in conto corrente significa perdere valore reale ogni anno. Gli strumenti che storicamente proteggono dall'inflazione: azioni globali (su orizzonti lunghi), titoli indicizzati all'inflazione (BTP Italia, BTP€i), oro e materie prime in fasi inflattive specifiche, immobili in alcuni mercati. I conti deposito al 3% lordo (2,2% netto) battono di poco un'inflazione al 2%, quasi nulla al netto della pressione fiscale. Per il lungo periodo, la differenza tra investire in asset reali e mantenere liquidità è una delle decisioni che pesa di più sul patrimonio finale.

Domande frequenti

Qual è l'inflazione italiana attuale?
A inizio 2026, l'inflazione italiana annua si attesta intorno all'1,6% (rilevazione ISTAT NIC), sotto il target BCE del 2%. È molto distante dai picchi dell'11,9% raggiunti a novembre 2022, dopo un percorso di disinflazione progressiva che ha riportato i prezzi sotto controllo nel corso del 2024-2025.
Come proteggersi dall'inflazione?
Gli strumenti più efficaci storicamente: azioni globali (su orizzonti lunghi superano sistematicamente l'inflazione), titoli di Stato indicizzati all'inflazione (BTP Italia, BTP€i), oro come quota satellite, immobili in alcuni contesti. La liquidità ferma in conto corrente perde sempre valore reale: è la scelta peggiore in qualsiasi scenario inflattivo positivo.
I BTP indicizzati all'inflazione convengono?
Hanno senso come componente difensiva di un portafoglio in scenari di inflazione attesa elevata o incerta. Il BTP Italia paga cedole indicizzate al FOI italiano + premio fedeltà; il BTP€i è indicizzato all'inflazione armonizzata europea. In fasi di disinflazione (come quella iniziata a metà 2023) tendono a sottoperformare i BTP a tasso fisso, perché parte del rendimento dipende dall'inflazione realizzata.
Conviene tenere liquidità nel conto in fase di inflazione bassa?
Anche con inflazione all'1,6% e conto deposito al 3% lordo, il rendimento netto reale è risicato (circa 0,5% all'anno). Per liquidità fino a 6-12 mesi di spese (fondo di emergenza) il conto deposito ha senso. Per liquidità destinata al lungo termine, anche un'inflazione bassa erode progressivamente: investirla in un portafoglio diversificato resta la scelta razionale.
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