Deflazione
Diminuzione generalizzata e prolungata dei prezzi al consumo, opposta all'inflazione.
La deflazione è il fenomeno per cui i prezzi al consumo, anziché salire, diminuiscono in modo generalizzato e per un periodo prolungato. Tecnicamente si misura con un tasso di variazione negativo dell'indice dei prezzi al consumo, mantenuto su più mesi consecutivi. Andamenti negativi puntuali su singoli mesi non costituiscono deflazione vera e propria.
Apparentemente la deflazione sembra positiva: i prezzi calano, il potere d'acquisto sale. Nella realtà economica gli effetti sono opposti. Quando i consumatori si attendono prezzi in calo, rinviano gli acquisti aspettandosi sconti maggiori. Le imprese vedono cali di domanda, riducono produzione e occupazione, aumentano la pressione sui salari. Il debito pubblico e privato pesa di più in termini reali, perché si rimborsa con moneta che vale di più. Si innesca così la spirale deflattiva: meno spesa → meno produzione → meno occupazione → ancora meno spesa.
Il caso storico più noto è il decennio perduto giapponese degli anni '90 e successivi: dopo lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria del 1990, il Giappone ha vissuto oltre vent'anni di crescita stagnante e prezzi quasi piatti, con politiche monetarie estremamente accomodanti che hanno faticato a riportare l'economia alla normalità. È uno dei motivi per cui le banche centrali moderne fissano l'obiettivo d'inflazione attorno al 2% (e non a zero): mantenere un margine di sicurezza dalla soglia deflattiva. La BCE nel 2026, con un'inflazione italiana all'1,6% e dell'eurozona attorno al 2%, considera il rischio deflattivo non immediato ma monitorato.