Gold (oro come investimento)
Metallo prezioso considerato bene rifugio, utilizzato come riserva di valore in periodi di inflazione, instabilità monetaria o crisi geopolitiche.
L'oro è il bene rifugio per eccellenza. Da migliaia di anni svolge funzione di riserva di valore: la sua scarsità fisica, la non deperibilità e l'accettazione universale lo rendono protezione classica contro inflazione, svalutazioni valutarie, crisi geopolitiche. Le banche centrali del mondo detengono ufficialmente oltre 35.000 tonnellate di riserve auree, con la Banca d'Italia tra i primi detentori al mondo (oltre 2.450 tonnellate).
Per il privato investitore esistono diversi modi per ottenere esposizione all'oro. ETC fisici sull'oro (Xetra-Gold, WisdomTree Physical Gold, iShares Physical Gold) sono lo strumento più efficiente in termini di costo (TER 0,12-0,4%) e liquidità: si comprano in Borsa come azioni, garantiti da lingotti fisici in caveau. Lingotti e monete fisiche permettono possesso tangibile, ma con costi di acquisto più alti (spread del 3-7%), problemi di custodia, costi di assicurazione, complessità di rivendita. Le monete da investimento (sterline, marenghi, krugerrand) sono esenti IVA in Italia ai sensi del D.Lgs. 7/2000 e si comprano da operatori autorizzati. Azioni di società minerarie aurifere sono leva operativa sull'oro ma con rischi specifici aggiuntivi.
Nel portafoglio di lungo periodo, l'oro è tipicamente collocato come quota satellite del 5-10%, con funzione di diversificazione e protezione in fasi di stress sui mercati azionari. La correlazione con le azioni è storicamente bassa o negativa nei periodi di turbolenza. L'oro non genera flussi di cassa (niente dividendi, niente cedole), quindi il rendimento dipende solo dall'apprezzamento del prezzo. Storicamente l'oro ha protetto il potere d'acquisto sul lungo termine, ma con periodi di sottoperformance pluriennale rispetto alle azioni. A inizio 2026, dopo la fase di forte rialzo del 2024-2025 che ha portato il prezzo oltre i 2.700 dollari l'oncia, l'oro consolida su livelli storicamente elevati, riflettendo le tensioni geopolitiche e la domanda da parte delle banche centrali emergenti.