Dividendo
Quota dell'utile di una società che viene distribuita agli azionisti, in proporzione al numero di azioni possedute.
Il dividendo è la parte dell'utile netto che una società decide di distribuire ai propri azionisti, anziché reinvestirla nell'attività. La distribuzione viene proposta dal consiglio di amministrazione e approvata dall'assemblea degli azionisti, di norma in occasione del bilancio annuale. Non tutte le società distribuiscono dividendi: molte aziende in fase di crescita preferiscono reinvestire tutti gli utili, mentre le società mature di settori stabili (utility, telecomunicazioni, banche, assicurazioni) tendono a politiche di payout regolari.
Le date chiave da conoscere sono tre. Data di stacco (ex-date): il primo giorno in cui l'azione viene scambiata senza diritto al dividendo; chi compra a partire da questo giorno non riceverà la cedola. Data di registrazione (record date): il giorno in cui si verifica la titolarità ai fini del pagamento. Data di pagamento (payment date): il giorno effettivo dell'accredito sul conto. Il prezzo dell'azione tipicamente cala dell'importo del dividendo all'apertura del giorno di stacco, perché il valore distribuito esce dalla società.
Per misurare l'attrattività di un dividendo si usa il dividend yield, ossia il rapporto tra dividendo annuo per azione e prezzo dell'azione. Un titolo che paga 2€ di dividendo e quota 50€ ha un yield del 4%. A inizio 2026, le banche italiane quotate offrono dividend yield tra il 6% e il 9%, le utility tra il 4% e il 6%, le grandi tech statunitensi spesso sotto il 2%. Fiscalmente, in Italia i dividendi su azioni sono tassati al 26%, con prelievo a monte da parte dell'intermediario. Strategie di dividend investing puntano a costruire portafogli che generino flussi di reddito periodici, particolarmente attrattivi per chi cerca cash flow regolari piuttosto che capital gain.