Fondo comune di investimento
Strumento di gestione collettiva del risparmio che raccoglie capitali da più investitori per investirli secondo una strategia predefinita.
Il fondo comune di investimento è un veicolo di gestione collettiva del risparmio. Una società di gestione (SGR) raccoglie capitali da molti investitori, li mette insieme in un patrimonio autonomo (il fondo) e lo investe seguendo una politica predefinita. Ogni investitore detiene quote proporzionali al capitale conferito, con valore (NAV) calcolato giornalmente.
Le tipologie sono molte. Per asset class: azionari, obbligazionari, bilanciati, monetari, flessibili. Per area geografica: Italia, Europa, USA, mercati emergenti, globali. Per stile: gestione attiva (cerca di battere il benchmark), gestione passiva (replica un indice). Per distribuzione dei proventi: a distribuzione (paga periodicamente) o ad accumulazione (reinveste tutto). I fondi UCITS (regolati a livello UE) hanno regole stringenti su diversificazione, leva, trasparenza. Esistono poi fondi alternativi (FIA) con regole più flessibili, riservati tipicamente a investitori qualificati.
I costi sono il fattore critico. Le commissioni di sottoscrizione (entry load), un tempo standard fino al 3-5%, sono oggi marginali in molti prodotti retail. La commissione di gestione annua (la voce principale del TER) è tipicamente tra l'1,5% e il 2,5% per fondi attivi azionari, tra l'1% e l'1,5% per obbligazionari, tra l'1,8% e il 2,3% per bilanciati. Le commissioni di performance (success fee) si aggiungono se il fondo supera certe soglie. Confrontati con gli ETF (TER tra 0,05% e 0,5%), i fondi attivi devono produrre un'extra-performance significativa solo per pareggiare i costi: i dati SPIVA mostrano che oltre l'80% dei fondi attivi sottoperforma il benchmark a 10-15 anni al netto delle commissioni. Per molti investitori retail i fondi comuni tradizionali rappresentano lo strumento ereditato dalla relazione bancaria, ma non sempre la scelta più efficiente sotto il profilo costi-benefici.