Derivati finanziari
Strumenti finanziari il cui valore dipende dall'andamento di un asset sottostante (azioni, indici, valute, materie prime, tassi).
I derivati sono strumenti finanziari il cui prezzo è legato al valore di un altro asset, detto sottostante. Si chiamano "derivati" proprio perché derivano il loro valore da qualcos'altro. Le tipologie principali sono quattro: future (contratti standardizzati di acquisto/vendita futura a prezzo prefissato), opzioni (diritto, non obbligo, di acquistare/vendere a un prezzo prefissato entro una data), swap (scambio di flussi di cassa tra due controparti, tipicamente su tassi o valute), CFD (contratti per differenza, retail).
Le finalità d'uso si dividono in tre categorie. Hedging (copertura): un'azienda esportatrice usa future sul cambio per fissare oggi il valore in euro di incassi futuri in dollari. Una banca con mutui a tasso fisso usa swap per coprire il rischio tasso. È l'uso storicamente prioritario dei derivati. Speculazione: si scommette sull'andamento del sottostante con una leva amplificata, senza dover possedere l'asset reale. Arbitraggio: si sfruttano disallineamenti di prezzo tra derivato e sottostante.
La leva intrinseca rende i derivati strumenti potenti ma rischiosi. Una posizione future può richiedere un margine iniziale del 5-15% del valore nozionale: variazioni del 5% del sottostante possono produrre guadagni o perdite del 30-100% del capitale impegnato. Per i clienti retail europei l'ESMA ha imposto dal 2018 limiti severi alla leva sui CFD (max 30:1 sui forex, 5:1 sulle azioni, 2:1 sulle cripto) e l'obbligo di negative balance protection. I derivati richiedono una preparazione adeguata e per la maggior parte degli investitori retail non rientrano nelle scelte di costruzione di patrimonio.