Costo del denaro
Tasso di interesse al quale la banca centrale presta liquidità alle banche commerciali, parametro di riferimento per tutto il sistema finanziario.
Il costo del denaro è il tasso applicato dalla banca centrale alle operazioni di rifinanziamento delle banche commerciali. Per l'eurozona è il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali (MRO) della BCE, fermo al 2,15% da giugno 2025. È uno dei tre tassi BCE, insieme al tasso sui depositi (2,00%) e al tasso sui prestiti marginali (2,40%).
L'effetto del costo del denaro si propaga a cascata su tutto il sistema finanziario. Quando sale, le banche pagano di più per finanziarsi, e a loro volta alzano i tassi su mutui, prestiti, fidi alle imprese. Ma alzano anche i tassi remunerati su conti deposito e BTP. Quando scende, succede il contrario: mutui e prestiti diventano più convenienti, ma rendimenti su strumenti di liquidità calano. È il principale strumento con cui la BCE influenza inflazione e crescita: tassi alti raffreddano l'economia, tassi bassi la stimolano.
Il ciclo recente è istruttivo. Nel 2022, di fronte all'esplosione dell'inflazione (oltre il 10% nell'eurozona a fine 2022), la BCE ha alzato i tassi ufficiali da zero (politica accomodante post-Covid) fino al 4% sui depositi nel 2023. Una stretta monetaria storicamente rapida che ha raffreddato l'inflazione (1,6% in Italia a marzo 2026) e indotto una correzione dei mercati obbligazionari. Dal giugno 2024 è iniziato il ciclo opposto, con tagli graduali che hanno portato il tasso sui depositi al 2,00% in giugno 2025, livello mantenuto per l'intero 2026 secondo il consensus di mercato.