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Rating creditizio

Valutazione del merito di credito di un emittente o di uno strumento finanziario, espressa con una sigla alfanumerica.

Il rating creditizio è la valutazione del merito di credito di un soggetto (Stato, azienda, banca) o di uno specifico strumento finanziario, espressa attraverso una scala alfanumerica. Indica la capacità e la volontà del soggetto di onorare i propri impegni finanziari, e quindi la probabilità di default.

Le tre principali agenzie di rating internazionali ("The Big Three") sono Standard & Poor's, Moody's e Fitch. Le scale sono leggermente diverse ma confrontabili:

  • Investment grade (AAA, AA, A, BBB su S&P): emittenti solidi, basso rischio. Le obbligazioni di queste fasce sono acquistabili da fondi pensione e investitori istituzionali con vincoli di prudenza
  • Speculative grade o high yield (BB, B, CCC, CC, C): emittenti con maggiore rischio, rendimenti più alti. In gergo, junk bond
  • Default (D): emittente già insolvente

L'Italia oggi ha un rating attorno a BBB / Baa3, vicino al limite inferiore dell'investment grade. Un downgrade a livello speculative grade avrebbe conseguenze gravi: vendite forzate da parte di fondi vincolati, aumento dei tassi richiesti dal mercato, pressione sullo spread.

Il rating non è infallibile. Le agenzie sono state criticate severamente dopo la crisi del 2008 per aver assegnato rating elevati a strumenti tossici (mortgage-backed securities). La regolamentazione europea (regolamento CRA) ha imposto da allora maggiore trasparenza, requisiti di indipendenza e responsabilità delle agenzie.

Per l'investitore retail il rating è un indicatore utile ma non esaustivo: va sempre integrato con l'analisi del bilancio dell'emittente e del contesto macroeconomico.

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