Le detrazioni fiscali sono il modo più diretto per ridurre l'IRPEF da pagare ogni anno. Spese mediche, mutuo per la prima casa, ristrutturazioni, scuola dei figli, assicurazioni: ogni voce, se documentata correttamente, vale uno sconto reale sull'imposta dovuta. Nel 2026 il quadro è più articolato rispetto agli anni passati: aliquote del bonus casa differenziate tra prima e seconda casa, plafond di spesa per chi guadagna oltre 75.000 euro, taglio forfettario di 440 euro sulle detrazioni al 19% per i redditi sopra 200.000 euro. Capire bene cosa si può portare in detrazione e in che misura significa tradurre conoscenza in soldi: anche per un contribuente medio si parla di centinaia di euro all'anno.
Cos'è una detrazione e come funziona
Una detrazione è una somma che riduce direttamente l'IRPEF dovuta. Funziona in modo diverso dalla deduzione: la deduzione abbassa il reddito imponibile prima del calcolo dell'imposta, mentre la detrazione si applica sull'imposta già calcolata. La maggior parte delle detrazioni in Italia è al 19%, il che significa che ogni 100 euro di spesa detraibile si recuperano 19 euro di imposta.
Esempio concreto. Un dipendente ha un'IRPEF lorda di 8.000 euro. Sostiene 1.500 euro di spese mediche. La parte detraibile è 1.500 – 129,11 (franchigia) = 1.370,89 euro. La detrazione è 1.370,89 × 19% = 260,47 euro. L'IRPEF netta diventa 7.739,53 euro: 260 euro restano in tasca.
Le detrazioni si applicano nel modello 730 (dipendenti e pensionati) o nel modello Redditi PF (autonomi e altri casi). Il 730 ha il vantaggio del rimborso diretto in busta paga: chi presenta entro luglio riceve il rimborso da agosto-settembre, chi presenta entro settembre da ottobre-novembre.
Spese sanitarie: detrazione al 19% senza tetto
Le spese sanitarie sono la voce più utilizzata e una delle più ampie: la detrazione è del 19% su tutto ciò che eccede la franchigia di 129,11 euro all'anno, senza alcun limite massimo. Se le spese mediche superano i 15.493,71 euro, è possibile rateizzare la detrazione in quattro quote annuali di pari importo.
Sono detraibili: visite specialistiche, esami diagnostici, farmaci con ricetta (con scontrino parlante che riporta il codice fiscale), farmaci da banco — ma dal 2025 solo se pagati con metodi tracciabili (carta, bancomat, bonifico), prestazioni odontoiatriche, ricoveri ospedalieri, dispositivi medici certificati CE incluso occhiali da vista, lenti a contatto, apparecchi acustici, fisioterapia e riabilitazione, infermieri qualificati. Sono escluse integratori senza ricetta, farmaci omeopatici non riconosciuti, spese estetiche non terapeutiche.
Le spese mediche restano integralmente detraibili anche per chi supera i 75.000 euro di reddito: sono espressamente escluse dal plafond introdotto nel 2025 e confermato per il 2026. È una salvaguardia importante per chi ha redditi medio-alti e spese sanitarie consistenti.
Le spese sanitarie per familiari a carico
Si possono detrarre anche le spese mediche sostenute per familiari fiscalmente a carico (coniuge, figli, parenti che convivono entro determinati redditi). Per i figli over 21 e under 30 con reddito proprio inferiore a 4.000 euro, la detrazione delle spese sanitarie spetta al genitore che le ha sostenute, anche se non sono più a carico per altre voci.
Mutuo prima casa: fino a 760 euro all'anno
Gli interessi passivi del mutuo per l'acquisto dell'abitazione principale sono detraibili al 19% su un importo massimo di 4.000 euro all'anno. La detrazione massima è quindi di 760 euro. Per i mutui finalizzati alla costruzione o ristrutturazione dell'abitazione principale, il tetto di spesa scende a 2.582,28 euro (detrazione massima 490 euro).
I requisiti sono tre. L'immobile deve essere abitazione principale del titolare del mutuo o di un suo familiare. L'acquisto deve essere avvenuto nei 12 mesi precedenti o successivi alla stipula del mutuo. Il mutuo deve essere ipotecario, garantito da ipoteca sull'immobile stesso.
Se il mutuo è cointestato tra due coniugi, ognuno detrae la propria quota di interessi: il limite di 4.000 euro si divide a metà, quindi ciascun coniuge detrae al massimo 2.000 euro di interessi (380 euro di rimborso a testa). Se la casa viene successivamente affittata, la detrazione si perde a partire dal mese successivo alla registrazione del contratto di locazione.
Anche le spese accessorie del mutuo sono detraibili nell'anno di stipula: parcella del notaio per l'atto di mutuo (non per la compravendita), perizia bancaria, istruttoria. Tutte queste voci concorrono a formare il tetto dei 4.000 euro. Come le spese sanitarie, gli interessi del mutuo prima casa sono esclusi dal plafond per redditi alti: si detraggono per intero anche oltre i 75.000 euro.
Bonus casa 2026: ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato anche per quest'anno le aliquote 2025 dei principali bonus edilizi, rimandando al 2027 l'ulteriore taglio. Ecco la situazione aggiornata.
| Bonus | Abitazione principale | Altre abitazioni | Tetto di spesa |
|---|---|---|---|
| Ristrutturazioni | 50% | 36% | 96.000 € per unità |
| Ecobonus | 50% | 36% | 96.000 € per unità |
| Sismabonus | 50% | 36% | 96.000 € per unità |
| Bonus mobili | 50% | 50% | 5.000 € per unità |
Il bonus mobili richiede il collegamento con un intervento di ristrutturazione: vale solo per arredi e grandi elettrodomestici (frigorifero classe F minimo, lavatrice classe E, forno classe A) acquistati per l'immobile in cui sono in corso o sono stati avviati lavori detraibili.
Tutti i bonus edilizi si recuperano in 10 quote annuali di pari importo. Su una spesa di 30.000 euro per ristrutturare la prima casa, la detrazione totale è di 15.000 euro, ripartita in 1.500 euro all'anno per 10 anni. Il pagamento deve avvenire con bonifico parlante (il modello dedicato in cui banca e beneficiario riportano i codici fiscali e il riferimento normativo). Senza bonifico parlante, la detrazione non spetta.
Dal 2027, salvo nuove proroghe, le aliquote scenderanno al 36% per la prima casa e al 30% per le altre abitazioni. Chi sta valutando interventi importanti, fiscalmente parlando ha convenienza concreta a chiudere i lavori entro il 2026.
Spese di istruzione: scuole, università, asilo nido
Le spese per l'istruzione dei figli si articolano su più voci, ognuna con il proprio tetto.
Per scuole dell'infanzia, primaria e secondaria (statali, paritarie e private) la detrazione è del 19% su un massimo di 1.000 euro per studente all'anno. Sono detraibili rette, mensa, gite scolastiche, contributi volontari deliberati dagli organi scolastici. Per l'asilo nido il limite è di 632 euro per figlio, sempre al 19%.
Per l'università, le tasse universitarie statali si detraggono integralmente. Per università private e telematiche, il MUR pubblica annualmente i tetti di spesa massima detraibile, differenziati per area disciplinare (medico-sanitaria, scientifico-tecnologica, umanistico-sociale) e per zona geografica della sede dell'università.
Per i conservatori e gli istituti AFAM, la detrazione è del 19% su un massimo di 1.000 euro per figlio, ma con vincolo di reddito complessivo del genitore non superiore a 36.000 euro.
Altre detrazioni meno conosciute ma utili
Una serie di voci minori, ma comulate possono fare la differenza in dichiarazione.
Le spese funebri sono detraibili al 19% su un massimo di 1.550 euro per ciascun decesso, indipendentemente dal grado di parentela con il defunto. Le spese veterinarie sono detraibili al 19% oltre la franchigia di 129,11 euro, su un massimo di 750 euro a partire dal 2026 (era 550 nel 2025). Le assicurazioni vita e infortuni con durata almeno quinquennale danno diritto al 19% su un massimo di 530 euro all'anno (1.291,14 euro per polizze contro la non autosufficienza).
I contributi volontari ai partiti politici si detraggono al 26% su importi tra 30 e 30.000 euro l'anno. Le erogazioni a ONLUS, enti del terzo settore e associazioni sportive dilettantistiche hanno regimi diversi: 30% di detrazione su 30.000 euro per ONLUS e enti culturali, oppure 35% per associazioni di volontariato. Le spese sportive dei figli tra 5 e 18 anni si detraggono al 19% su un massimo di 210 euro per figlio.
L'affitto della casa di abitazione è agevolato con detrazioni forfettarie variabili per fascia di reddito (300-991 euro). I canoni di locazione di studenti universitari fuori sede si detraggono al 19% su un massimo di 2.633 euro all'anno, per università situate ad almeno 100 km dalla residenza dello studente.
Il plafond per redditi sopra i 75.000 euro
Dal 2025 e confermato per il 2026, le detrazioni di chi guadagna più di 75.000 euro sono soggette a un tetto complessivo di spesa, calcolato sulla base di un importo base e di un coefficiente legato ai figli a carico.
| Reddito complessivo | Importo base | Coefficiente |
|---|---|---|
| 75.000 - 100.000 € | 14.000 € | 0,50 (no figli) → 1,00 (3+ figli o disabile) |
| oltre 100.000 € | 8.000 € | 0,50 (no figli) → 1,00 (3+ figli o disabile) |
I coefficienti per la composizione familiare sono: 0,50 senza figli, 0,70 con 1 figlio, 0,85 con 2 figli, 1,00 con 3 o più figli o con almeno un figlio disabile. Esempio: contribuente con 90.000 euro di reddito e 2 figli → tetto di spesa = 14.000 × 0,85 = 11.900 euro.
Sono escluse dal plafond le spese sanitarie, gli interessi del mutuo per la prima casa stipulato entro il 2024, le rate di interventi edilizi pluriennali deliberati prima del 2025, e le spese su contratti assicurativi sottoscritti entro il 2024. Per chi ha mutui o ristrutturazioni in corso da prima del 2025, niente cambia.
Il taglio forfettario per i redditi sopra 200.000 euro
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una novità per i redditi più alti: per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro, l'ammontare delle detrazioni al 19% viene ridotto forfettariamente di 440 euro all'anno. Restano escluse dal taglio le spese sanitarie, le donazioni ai partiti politici e le polizze contro le calamità naturali.
Si tratta di un taglio limitato in valore assoluto ma simbolico nella direzione: il sistema fiscale italiano sta progressivamente erodendo i benefici delle detrazioni per i redditi alti, in coerenza con le revisioni IRPEF avviate dal 2025.
Documentazione: cosa conservare e per quanto
Tutte le spese detraibili devono essere documentate. Per le spese sanitarie servono scontrini parlanti delle farmacie con codice fiscale del contribuente, fatture e ricevute di medici e strutture sanitarie. Per il mutuo serve la certificazione annuale rilasciata dalla banca con il dettaglio degli interessi pagati. Per le ristrutturazioni servono bonifici parlanti, fatture, eventuale comunicazione ENEA per gli interventi di efficientamento energetico (entro 90 giorni dalla fine lavori).
I documenti vanno conservati per 10 anni dalla presentazione della dichiarazione: l'Agenzia delle Entrate può richiedere controlli fino a quel termine. Da segnalare un punto operativo importante: dal 2025, i farmaci da banco (senza ricetta) sono detraibili solo se pagati con metodi tracciabili. I contanti non sono più ammessi.
Errori comuni che fanno perdere la detrazione
Il primo errore è non avere bonifico parlante per le ristrutturazioni. Un pagamento con assegno o bonifico ordinario fa perdere irreversibilmente la detrazione, anche se la spesa è perfettamente documentata. Lo stesso vale per le spese su lavori condominiali: serve l'attestazione dell'amministratore con la quota a carico del singolo condomino.
Il secondo errore è dimenticare la franchigia. Le spese mediche sotto 129,11 euro all'anno non danno alcuna detrazione: chi ha solo 100 euro di spese non recupera nulla. Sopra la soglia, però, la detrazione si applica solo all'eccedenza, non sull'intero importo.
Il terzo errore è mischiare le spese di abitazioni diverse. Il tetto di 96.000 euro per le ristrutturazioni vale per ogni unità immobiliare separatamente: se ristrutturi prima casa e seconda casa, hai due tetti distinti, ma le spese vanno tenute separate sul piano documentale (bonifici intestati alle rispettive unità, fatture distinte).
Quanto si recupera davvero: due esempi pratici
Per dare misura concreta, due esempi tipici di nuclei familiari italiani.
Famiglia A: dipendente con stipendio lordo 35.000 euro, mutuo prima casa con 3.000 euro di interessi annui, 1.800 euro di spese mediche per il nucleo, 800 euro per la scuola dei due figli, 200 euro per attività sportive dei figli. Detrazioni totali: (3.000 × 19%) + (1.671 × 19%) + (800 × 19% × 2 figli) + (200 × 19%) = 570 + 317,49 + 304 + 38 = circa 1.230 euro. Su un'IRPEF di circa 8.000 euro, è uno sconto del 15% sul carico fiscale.
Famiglia B: coppia di pensionati con redditi cumulati di 50.000 euro, 2.500 euro di spese mediche, ristrutturazione prima casa effettuata nel 2026 per 25.000 euro (rateizzata in 10 anni), 600 euro per assicurazione vita, 150 euro veterinarie. Detrazioni cumulate dell'anno: (2.371 × 19%) + (12.500/10) + (530 × 19%) + (21 × 19%) = 450 + 1.250 + 100,7 + 4 = circa 1.805 euro all'anno per i prossimi 10 anni grazie alla rateazione del bonus casa.
Quando vale la pena rivolgersi a un CAF o commercialista
Per chi ha solo CU, qualche spesa sanitaria e magari il mutuo, il 730 precompilato dell'Agenzia delle Entrate funziona bene: i dati arrivano già pre-inseriti, basta confermarli. Per situazioni più articolate — ristrutturazioni, redditi misti, familiari a carico complessi, plafond per redditi alti — un CAF (gratuito per i contribuenti con sostituto d'imposta) o un commercialista evita errori che costano di più del compenso. Una detrazione persa per errore documentale può valere centinaia di euro.
Il segreto delle detrazioni non è conoscere ogni norma a memoria: è organizzare bene i documenti durante l'anno, conservare scontrini e fatture, e fare i pagamenti con metodi tracciabili anche quando non sembra necessario. La differenza tra chi recupera tutto e chi perde pezzi non è la conoscenza fiscale: è la disciplina nell'archiviazione.